Mei è schiacciata dalla famiglia che la vorrebbe dare in sposa al migliore offerente, mentre lei invece sogna il vero amore. Quando incontra un bel mercante dagli occhi neri, sboccia in lei un sentimento di ribellione che la spinge a fuggire con lui.
Questo è solo l’inizio di una storia che riserva non poche sorprese. All’inizio la trama sembrava andare su binari troppo sicuri e non mi piaceva che il motore fosse la fuga d’amore ma poi ho capito che quello era solo un gradino per raggiungere la consapevolezza. Il problema di Mei non è il dover trovare il primo amore, ma il rendersi conto che la sua famiglia e la società fanno schifo. Deve riuscire a trovare il suo posto nella vita senza dover dipendere da qualcun altro.

L’ambientazione immaginaria ricorda l’Oriente, con un mondo ricco di dettagli che contribuiscono all’atmosfera del racconto. La descrizione dei luoghi, dai colorati mercati agli interni delle case, enfatizza sia la bellezza che la rigidità della società in cui Mei vive.
La storia ha una componente romance importante, un amore adolescenziale che permette a Mei di crescere, vedere il mondo e uscire dall’ingenuità. Ma non si può definire romance perché la trama si sposta in fretta su altro.
Mi è piaciuto molto il personaggio di Kitae, uno dei pretendenti alla mano di Mei. Un personaggio molto dolce, si rivela una figura di supporto non invadente nella ricerca dell’indipendenza di Mei e viene da lei ispirato a trovare la sua strada.
I fiori di pruno è un low fantasy, ma così low che potrebbe essere quasi realismo magico. La parte più fantasy è concentrata nell’ultima parte, in cui viene introdotto un gruppo di monaci dediti alla meditazione e al controllo degli elementi. Mei, attraverso i monaci, fa un cammino per affrontare tutti i suoi sentimenti negativi: la rabbia nei confronti della Dea, che non le garantisce il cammino che vorrebbe, il risentimento verso la famiglia, il dolore. Forse la cosa che ho apprezzato di più, l’aspetto psicologico e la cura delle ferite interiori di cui non se ne parla mai abbastanza, che vanno affrontate non fuggendo dal dolore ma accettandolo.
Il libro potrebbe quasi essere autoconclusivo, perché il cammino di Mei si conclude, ma una nuova minaccia appare all’orizzonte.