Ho amato questo libro fin da quando l’autore (Davide Staffiero) mi ha raccontato il pitch in fiera. “Un incrocio tra fantozzi e fight club”. Già mi sembrava geniale così, a leggerlo aggiungerei che è più tra fantozzi e pulp fiction perché la violenza che risulta quasi comica mi ha ricordato il cinema di Quentin Tarantino.
Il libro è una satira dell’ambiente lavorativo tossico e del machismo aziendale delle grandi corporation. E’ ambientato in un’azienda distopica in cui è normale che il capo dia un cazzotto in pancia a un dipendente assieme a una mole di lavoro da fare, e i colloqui assomigliano a scazzottate sul ring. Tutte le tossicità aziendali che di solito danneggiano la psiche, qui si traducono in violenza pura.
Alex Magni sembra l’impiegato perfetto: muscoloso, attaccabrighe e machista fino al midollo, pensa che i deboli si meritino di soccombere, ma capirà che una azienda così competitiva non è più così bella quando è lui a essere l’anello debole. Siamo portati subito a sentirci distanti da una persona di m. come Alex, complice una terza persona ben studiata che è immersiva ma non del tutto. Però dopo tutti i cazzotti che si è preso non ho potuto fare a meno di tifare per lui verso la fine.

Vengono affrontati problemi di sessismo e omofobia sempre in chiave satirica.
I colloqui fatti a cazzotti sono una presa in giro delle selezioni che di facciata sono pari ma in sostanza escludono le donne e sono tarate sugli uomini. E’ presente un solo pg femminile, Sonja, che mi è piaciuta molto anche se meritava più page time. Non è stata presentata come vittima di violenza ma come una che mena più degli altri, metafora delle donne che sono costrette ad adeguarsi agli schemi maschili.
Tutti si scandalizzano a sentire la parola “gay”, ma poi amicizie maschie che si confrontano bicipiti in palestra, cartelloni con uomini nudi muscolosi che si arrampicano mi danno l’idea di tanta omosessualità repressa.

Il finale pare virare verso “un giorno di ordinaria follia” e mi ha soddisfatto, anche se non ho amato la fine di un certo personaggio che non se lo meritava, anche se alla fine è un libro cinico e quindi c’è da aspettarsi di tutto.
L’autore lavora per il cinema e si vede: ci sono dozzine di citazioni ai film anni 80, le scene sono studiate come fossero delle inquadrature e le location ben caratterizzate trasudano testosterone dalle pareti. Secondo me potrebbe essere perfetto per un film e so che l’autore ci sta lavorando. Speriamo di vedere presto Alex e compagni al cinema o come serie tv.