Questo romanzo di Laura Usai è il terzo della serie low fantasy “la curatrice”.
La trilogia è incentrata su una misteriosa guaritrice, Gwen, che è costretta a pagarne un prezzo ogni volta che usa il suo potere.

L’altra metà del male è il libro più lungo della saga ma l’ho letto in un paio di pomeriggi con voracità. Di sicuro l’aspetto che più mi piace in un libro, nessun tempo morto e una trama che mi tenga incollata per sapere come va a finire. Non ci sono particolari scene d’azione, a parte verso la fine, però l’azione non è l’unico modo per tenere alta l’attenzione. Secondo me l’autrice ci riesce attraverso il conflitto non banale delle due sorelle. Gwen ha il potere della vita, Maryon quello della morte. Gwen cerca di controllare il potere distruttivo di Maryon mentre l’altra cerca di ribellarsi. Ciascuna ha il suo punto di vista ed entrambe hanno torto e ragione allo stesso tempo. Ma, come dice la mia frase preferita del libro, la vita e la morte prima o poi trovano un equilibrio.

La storia ha tre punti di vista che si incastrano in una vicenda che è forse la più complessa della trilogia e anche la meglio congegnata. Nel secondo i due punti di vista agivano su due binari molto più staccati, che non era un male di per sé, però il gioco di incastri di questo mi piace molto (a parte un paio di punti dubbi ma vabbè, the show must go on). Il terzo punto di vista è costituito da Judith, che nel secondo era più protagonista mentre qui ha un ruolo più reattivo, deve riprendersi psicologicamente dagli eventi precedenti, però ci sta che il fulcro sia il conflitto tra le sorelle. Oltretutto non si vedono spesso drammi da stress psicologico nei libri, ma è realistico che le sfighe a cui sono sottoposti i personaggi abbiano effetto sulla psiche.

La saga fa un ottimo lavoro di rappresentazione femminile, anche con la new entry della sciamana che ha una sua idea sul potere delle protagoniste che secondo me è degna di essere presa in considerazione. Mi ha stupito soprattutto il personaggio di Maryon e la mia preferenza va a lei. Nel secondo libro era una presenza molto negativa, ma conoscendo il suo punto di vista la percezione cambia. Mi piace che sia un personaggio imperfetto e con pensieri scomodi, lontanissimo dall’eroina buona e gentile degli stereotipi.

Gwen è il solito rullo compressore, disposta a tutto per i suoi obiettivi, cosa che mi è sempre piaciuta nella serie (amo le eroine con molta agency). Ho trovato il finale giusto, un bitter ending che rende giustizia alla vicenda, che non poteva finire né a tarallucci e vino né in tragedia greca.

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