Valya è una maga… o forse no. In realtà è solo un’abile illusionista con molta faccia tosta e pochissima pazienza.
Dopo anni passati a scappare da una vita di palazzo che le stava troppo stretta, arriva a Dubashka, una torre in cui ogni piano è una Città Stato con leggi spesso assurde.
Quando viene arrestata con l’accusa di aver usato magia illegale, a salvarla è Kassai, il sovrano del Dodicesimo Piano: riflessivo e calcolatore, l’opposto perfetto di Valya.
Tra i due nascerà un legame che verrà osteggiato in tutti i modi. Dalle ombre del passato di Valya, dalla promessa sposa di Kassai e anche dalle loro scelte sbagliate, perchè caos e razionalità spesso non vanno d’accordo.

Mi hanno venduto la protagonista come molto simile a Lina Inverse di Slayers e devo dire che ci hanno azzeccato. (Ma è un caso, l’autrice non la conosce). Ho molto apprezzato la protagonista caotica, che vive alla giornata e pensa ai propri interessi primari, compreso quello di bombarsi il coprotagonista. Per fortuna, non ci sono verginelle ingenue in questa storia.
Forse avrei voluto più approfondimento sull’innamoramento dei due, ma in realtà questa non è la storia di come Valya e Kassai si sono innamorati, ma di se riusciranno a stare insieme, nonostante tutto remi contro. Le regole del regno vedono infatti lui promesso sposo a sua sorella (Lannister e Targaryen spostati.).
Di solito troviamo lei perfettina e lui bad boy, mentre stavolta abbiamo un politico algido e compassato, costretto a scendere a compromessi per via del caos puro di Valya. Entrambi dovranno rinunciare al peggio di sè, l’impulsività di lei e il calcolo politico di lui, per poter stare insieme.
Una storia semplice e breve, che non si prende troppo sul serio, in cui si può trovare “Quando si mangia” e “Sei sicuro sicuro sicuro” nel testo. Ci sono alcuni aspetti che mi hanno ricordato le fiabe, come la presenza di personaggi saggi e regnanti che derimono le controversie, anche se per fortuna l’ultima parola rimane ai protagonisti. Ma devo veramente scrivere ancora testo? Per me bastavano i meme.