Esiste davvero la meritocrazia?

E’ questo il dilemma etico su cui si basa il libro “gli Ultimi Campioni”
In un futuro distopico, duemila anni dopo un’Anomalia che fa invecchiare le persone, le élite vivono in ricchezza 1000 anni dentro una cupola (detta Acropoli) mentre i poveracci campano massimo fino a 30 anni fuori, nelle baraccopoli. Ogni anno, 5 persone entrano nell’Acropoli ma tutto viene deciso in base a un torneo di Powerball. Il Powerball è un gioco fantascientifico molto simile al football americano.
Il criterio del powerball è una metafora dell’arbitrarietà della cosiddetta meritocrazia: esistono delle regole che sembrano “giuste”, ma in pratica svantaggiano donne, disabili e persone non atletiche. Però chi è nato con questo sistema non se ne rende conto e tutto ruota attorno a questo gioco, tutti danno per buono questo criterio. E nessuno pensa più a come risolvere il problema dell’Anomalia, che avvantaggerebbe davvero tutti.
Seguiamo tre personaggi principali:
Victor è il giocatore più forte, tutto punta che sia lui a vincere. Lui odia chi tenta di infrangere le regole, ma non è forse un po’ ipocrita che sia lui il primo a beneficiarne? E se le “regole” si rivoltassero contro di lui?
Amira è l’unica giocatrice del campionato, fortissima, ma quando inizia a vincere troppo, per le élite diventa un problema. Nessuno vuole modificare lo status quo.
Mi è piaciuto soprattutto che, all’interno della metafora globale, il problema del sessismo sia stato portato fino in fondo e non ridotto a un dettaglio di colore. Amira non ha la stoffa della politica, lei vorrebbe solo giocare, ma accetta di diventare un simbolo per le ragazze, e altri personaggi femminili più politici emergono grazie a lei.
Il vero protagonista però è Liam. E’ mingherlino, non sa giocare, ma è molto intelligente. Riesce a ritagliarsi un posto in squadra perché i suoi schemi di gioco sono infallibili, però è quello che odia le regole, cerca in tutti i modi di rovesciare il sistema ed è disposto a tutto, pure a giocare sporco. Io, mentre leggevo e lo vedevo imbrogliare, provavo un senso di “ma sta sbagliando, non è che esagera?”. Ma, riflettendo, quanto ha senso rispettare le regole che ti vogliono perdente dal principio?

Liam, Victor e Amira giocano nella stessa squadra, ma potenzialmente potrebbero diventare nemici, perché hanno tutti obiettivi contrastanti.
Non basta infatti che la propria squadra vinca, bisogna anche essere scelti dalle élite, tra i membri delle squadre vincenti. Anche i tuoi stessi compagni possono diventare ostacoli da mettere in cattiva luce per emergere. Chi di loro riuscirà a vincere?
Il libro, al di là del tema etico molto importante, ricorda molto gli Anime giapponesi di sport, tipo Holly e Benjii, Mila e Shiro o Slam Dunk. Soprattutto le ultime partite sono al cardiopalma perché veramente può succedere di tutto.
A me è piaciuto veramente tanto e lo consiglio anche a chi non ama gli sport, perché gli intrighi politici sono più importanti delle partite ed è uno dei pochi libri di fantascienza che è riuscito a focalizzarsi su un tema e a trattarlo bene in tutte le sue sfaccettature.